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TRE ICONE DEL DESIGN

Premio Compasso D'Oro alla "carriera del prodotto"

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Il Compasso d’Oro, premio ambito da designer e architetti, ha introdotto quest’anno per la prima volta il premio “carriera del prodotto” assegnato a tre pezzi di design degli anni ’60-’70.

Generalmente il “premio alla carriera” viene dato a personaggi di spicco, architetti e designer per i loro meriti professionali, ma queste tre icone del design hanno dimostrato di essere innovative e rivoluzionarie ai tempi ma ancora oggi attuali e ricercate.

Si tratta della Poltrona Sacco del marchio Zanotta, il letto Nathalie per Flou e la lampada Arco per Flos.
Il premio è stato consegnato il 09 Settembre 2020.

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Tre icone di design. Premio Compasso d'Oro alla "carriera del prodotto"

In questo articolo non descriviamo solo il prodotto ma la storia di come è nato. L’idea, lo sviluppo, i personaggi coinvolti, il fermento di un’epoca significativa per il design italiano.

POLTRONA SACCO (Gatti, Paolini e Teodoro per Zanotta, 1968).

Siamo a metà degli anni ’60, periodo storico in cui sono presenti grandi movimenti ideologici, per Zanotta.

E’ l’inizio di una vera e propria teoria del comfort contemporaneo, una continua ricerca di forme e modi inconsueti di sedersi che insieme a diversi designer portano alla realizzazione di prodotti che raccontano l’idea di relax.

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Nel 1968 nasce la poltrona Sacco, progettata da tre giovani e semisconosciuti designer torinesi Pier Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro.

È il definitivo distacco tra forma e funzione, fra comfort e tipologie tradizionali, in nome di un modo di essere libero da convenzioni e abitudini :

A noi interessava progettare oggetti il più possibile flessibili, che potessero adattarsi a situazioni, comportamenti e strutture fisiche diverse… abbiamo cominciato a riflettere sul materiale che permettesse questa adattabilità, come la neve in cui uno ci si butta e fa lo stampo nella neve fresca…

Si ispirarono ai sacchi di juta che usavano i contadini, crearono un contenitore in tessuto a forma di sacco per poi riempirlo con palline di polistirolo espanso, così da creare una seduta leggera, versatile, ergonomica e adatta per creare una zona relax in casa.

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“Era il 1967, l’ergonomia era un concetto ancora pionieristico.

Noi tre, che già lavoravamo insieme, stavamo pensando a un’idea di seduta flessibile, che non fosse la solita poltrona e che assecondasse i movimenti del corpo.

Il sedile Sacco, no la poltrona Sacco.
Nasce da un lungo dibattito sul fatto di costruire un oggetto che non avesse un connotato ripetitivo ne formalmente simile a una qualunque tipologia di seduta.
Un problema al quale abbiamo dibattuto molto era il riempimento.

Si voleva un materiale che permettesse al contenuto di comportarsi come un fluido ma che non fosse un fluido come acqua…
allora andavano di moda sedili ad acqua o gonfiabili che però di fronte alla realtà dell’uso erano duri, l’acqua non ti permetteva di stare stabile e l’aria era dura come legno…
e quindi venne fuori questo problema di mettere delle sferette che agissero tra di loro e servissero a ricevere il corpo e poi a fermarsi nella posizione in cui uno decideva la posizione in cui decideva dovesse fermarsi.

La prima versione della Sacco, compiuta dopo una serie di esperimenti, era un oggetto in Pvc trasparente rinforzato, riempito di palline di polistirolo e dotato di maniglia per poterlo spostare facilmente.

Per noi non si trattava di un’invenzione “pop”, bensì di un progetto preciso: un oggetto del tutto studiato e razionale, fatto di due forme esagonali per comporre le due basi superiore e inferiore e da spicchi che combaciavano in una serie di cuciture.

Insieme a Paolini e Teodoro facemmo ricavare per prima cosa degli spicchi alti 170 centimetri in un materiale plastico trasparente, che facemmo cucire dalle nostre madri;
quindi trovammo un artigiano che faceva buste per le patenti e gli chiedemmo con quel tipo di plastica di farci un prototipo, che facemmo anche fotografare.
Dopo questa prova proseguimmo per fasi alterne.”

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In un primo momento, con un contatto negli Stati Uniti in seguito alla pubblicazione su una rivista americana, Long Furniture Daily, andarono anche alla 3M, poi ci furono i grandi magazzini Macy’s che videro la rivista (il nome del nostro prototipo era “Moll you are”, cioè “sagomato da voi stessi”) e la loro proposta fu spiazzante: chiesero se potevano produrne subito diecimila pezzi!

Ed è a questo punto che ci fu l’incontro con Zanotta. Pensarono che l’unico disposto a realizzare un simile progetto fosse Aurelio Zanotta.
Lui capì la forza di Sacco ed ebbe la capacità di mettersi subito all’opera coi primi prototipi funzionanti. Il resto è storia.

Sacco rappresenta il totale abbandono della forma strutturale in favore di un’usabilità tutta costruita intorno alla persona che si siede.

Ancora oggi rappresenta un progetto rivoluzionario, un arredo che può inserirsi in qualsiasi casa perchè senza tempo, oltre le mode e gli stili, una seduta adattabile a qualsiasi persona e spazio.

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Oggi presente sul mercato in tre misure:
Sacco (80cm x 68cm di altezza); Sacco Medium (68cm x 63cm di altezza); Sacco Small (54cm x 59cm di altezza).

Il rivestimento è in categoria Vip con nove colori diversi, anche per esterno (resistente al fuoco, antibatterico con trattamento Silverguard e antimacchia con trattamento Permablock 3), Tulip, Pied e poule e pelle. Le versioni Tulip e Pied e poule sono sfoderabili.

Nel 2019, in occasione del cinquantesimo anniversario dalla produzione, è stata realizzata una Limited Edition Goes Green.

Le palline di polistirolo espanso (EPS) ad alta resistenza del progetto originario sono state sostituite nell’edizione green con le microsfere BioFoam di Synbra, una bioplastica ottenuta dalla canna da zucchero paragonabile all’EPS per struttura, proprietà e performance. La differenza principale sta nella materia prima.

L’EPS è fatto di polimeri basati su materie prime fossili (una risorsa finita) mentre BioFoam è costituita da biopolimeri di materiali vegetali (una risorsa infinita)
BioFoam è biodegradabile e compostabile, è resistente e adatto per un uso a lungo termine.

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L’involucro è realizzato in Econyl.

Un filo di nylon rigenerato interamente ricavato da reti da pesca raccolte dai fondali marini, scarti di tessuto e plastica industriale che vengono trasformati in nuovo filo con la stessa qualità e performance del nylon ricavato dal petrolio.

Il filo econyl può essere rigenerato, ricreato e rimodellato all’infinito senza usare altre risorse naturali del pianeta.
Da Gennaio 2020 Sacco Goes Green etra a far parte del catalogo Zanotta.

LAMPADA ARCO (Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Flos, 1968).

Per molte ragioni il campo dell’illuminazione è un terreno particolarmente congeniale al nascente design italiano degli anni ‘60.

Pur essendo un settore considerato tecnico, si basa su un modesto livello tecnologico: la produzione di apparecchi illuminanti non richiede pesanti investimenti e la ricerca è di fatto affidata alle innovazioni introdotte dai grandi fabbricanti di lampadine e sorgenti luminose.

Al contrario è un settore ad alto valore formale, strettamente intrecciato alle trasformazioni dello spazio domestico. È in questo intervallo che si innesta la ricerca del design italiano.

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Il design della lampada Arco inventa un ibrido incontro fra una lampada da terra e un lampadario.

Realizzata nel 1962 da Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Arco è icona di design che non mette semplicemente in risalto le performance della tecnica, ma sistematicamente reinventa nuove relazioni fra gli oggetti, le forme e lo spazio.

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“Non c’è nulla di più dispotico di un lampadario della disposizione degli arredi in una stanza: una volta appeso al soffitto, condizionerà la distribuzione di tutto il resto. Sempre.”
Un esperimento in cui Flos ha creduto da subito senza esitazione.

Questo progetto è nato dall’esigenza di realizzare una lampada a sospensione che proiettasse la luce sul tavolo senza richiedere fori nel soffitto.

“Pensavamo ad una lampada che proiettasse luce sul tavolo: ce ne erano già, ma bisognava girarci attorno.
Perchè lasciasse spazio attorno al tavolo la base doveva essere lontana almeno due metri.

Così nacque l’idea dell’arco: lo volvano fatto con pezzi già in commercio, e trovammo che il profilato di acciaio curvato andava benissimo.

Poi c’è il problema del contrappeso: ci voleva una massa pesante che sostenesse tutto.
Pensammo al cemento prima, ma poi scegliemmo il marmo perchè a parità di peso ci consentiva un minore ingombro e quindi in relazione ad una maggiore finitura un minor costo.”

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È una lampada da terra ma ricade sull’ambiente come una sospensione.
Allo stesso tempo, però, offre l’illuminazione discreta di una mood light.

Poliedrica e versatile, l’Arco è l’essenza stessa dell’adattabilità che richiede il vivere contemporaneo.
È composta da un riflettore orientabile, un arco di lunghezza regolabile e una base in marmi di Carrara dotata di foro nel quale inserire un’asta per permettere a due persone di sollevarla e trasportarla senza rischi di caduta.

“Nell’Arco niente è decorativo: anche gli angoli smussati della base hanno una funzione, cioè quella di non urtarci… Anche il foro non è una fantasia ma c’è per permettere di sollevare la base con più facilità.”

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La lampada ha un ingombro massimo di 240 cm in altezza e 220 cm dalla piantana alla sorgente luminosa ed è composta da tre parti importanti.

Stelo telescopico, tre sezioni curvilinee in trafilato a U di acciaio inossidabile che incanalano il filo elettrico e che consentono di posizionare  a tre diverse altezze la cupola scorrendo uno dentro l’altro.

Riflettore orientabile e regolabile in altezza a forma di cupola, composta da una calotta forata che serve a facilitare l’aerazione ed evitare il surriscaldamento e un anello in alluminio posizionato sopra la parte forata che serve a orientare la posizione della fascia luminosa.

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In occasione del cinquantesimo compleanno della lampada, Flos ha reso omaggio alla sua icona (tra le più imitate nella storia del design) presentandola in una versione a Led che si è affiancata al modello classico.

Rispetto all’originale, oltre a un basso consumo elettrico, ha una distribuzione della luce più direzionale e una regolazione dimmer, ovvero la possibilità di modulare l’intensità luminosa a proprio piacimento.

LETTO NATHALIE (Vico Magistretti per l’attuale Flou, 1978).

Gli anni ’70 sono un periodo di evoluzione nella società: nascono nuovi stili, si affermano nuove esigenze. Si inizia a parlare di ecologia, di riciclo dei rifiuti, del rapporto tra informatica e lavoro.

C’è il desiderio di una quotidianità più moderna e informale.
Cambia l’abbigliamento, cambiano le abitazioni e il modo in cui la gente vive.
Una grande azienda italiana specializzata in telerie per la casa, la Bassetti, recepisce questi segnali. Studia così un nuovo prodotto, il piumone.

Ispirato ai paesi nordici, consente di rifare il letto in un attimo e senza fatica perchè è , in un solo oggetto, lenzuolo, coperta e copriletto.
Facilitare i lavori di casa è un argomento su cui l’azienda punta molto.

C’è di più, il rivestimento del piumone si può cambiare a piacimento, portando variazione, freschezza (soprattutto di stile).
L’idea di inserire il piumone nei negozi d’arredamento non incontrava troppo favore.

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Ci furono molte perplessità, da un lato il basso costo del prodotto in se e dall’altro il rischio di mettersi in concorrenza con negozi specializzati in biancheria.
Messina (uno dei migliori venditori in circolazione ai tempi e inserito alla Bassetti a metà degli anni ’70) trova la soluzione.
“Io dovevo vendere un piumone: quindi avevo bisogno di un letto…. c’è bisogno di un letto pensato apposta per il piumone.”

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Per la progettazione venne scelto Vico Magistretti, uno dei designer italiani di maggior successo in quel periodo.
In quegli anni i letti erano in legno o in metallo.
In uno dei primi incontri Magistretti bozza un’idea con due ovali, uno più lungo e orizzontale e l’altro più piccolo e verticale che rappresentavano la base e la testata. I due ovali rappresentavano la morbidezza del piumone che nella sua mente saliva fino a coprire la testata.

Suggerì anche di tenderlo a metta altezza in modo che fosse libero di gonfiarsi in alto e in basso.
Magistretti  fece alcune prove in azienda, su un modello di letto con una tavola di legno come testata.

A fine giornata un piumone rimase appoggiato alla testata per poi riprendere il lavoro il giorno seguente, ma, per evitare che si spostasse o cadesse, un operaio lo fissa con uno spago facendo un fiocco su un lato.
Magistretti lo vede e decise che quella tensione creata dal fiocco era perfetta, fu la soluzione che cercava.

“I dettagli nascono mentre progetto, sono funzionali all’insieme.”

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Prende forma un progetto articolato, un letto semplice, mai visto prima, senza rete, solido, realmente comodo ( a tal proposito Magistretti si fa consigliare da un ortopedico), sfoderabile per poter cambiare aspetto pur rimanendo lo stesso oggetto.
Nathalie è la somma di intuizioni estetiche ma anche pratiche. Un’innovazione basilare, in seguito molto copiata.

I cuscini, una volta nascosti sotto l’imbottitura della testata, rendono lo schienale pensato per accogliere anche una persona seduta, per esempio chi legge a letto.
Le fasi di cucitura e confezionamento della parte tessile del letto, di importanza centrale nella sua realizzazione, sono rigorosamente eseguite in azienda per permettere il massimo controllo e i materiali sono gli stessi utilizzati per il piumone.

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Tra gli elementi su sui Magistretti aveva facoltà decisionale ci fu anche la scelta del nome.
Durante l’estate rilegge Guerra e Pace di Tollstoj, tra i personaggi spicca la giovane Natalja Rostova, per il designer non ci sono dubbi, il letto si chiamerà come lei Nathalie.

Si decide anche di dare un nome a questa nuova divisione della Bassetti.
Un letto così morbido fa pensare a una nuvola, a qualcosa di indefinito, a un effetto sfuocato, che in francese si dice “Flou”.

Anche la comunicazione ebbe la sua notevole importanza, raccontava l’idea del cambiamento, del colore.
Quando all’epoca c’era praticamente solo il marrone. I tessuti portavano delle rigature pazzesche, cose che in una camera da letto non si erano mai viste.
Era un’epoca fantastica, si stava affermando il postmoderno, succedevano cose al di là dell’entusiasmo per la novità, si capiva che avrebbero cambiato tutto.
Come la tv a colori e Nathalie interpreta quello spirito.

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Oggi il modello Nathalie è presentato nella versione classica con base a diverse altezze o base contenitore.

Il piano può essere a doghe regolabili, a doghe ortopediche, piano ortopedico, rete a movimento elettrico.
Un’ampia scelta di materiali accompagnano questo modello durevole nel tempo che può cambiare aspetto semplicemente sostituendo il rivestimento.

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I tessuti sono oltre 140 e divisi in base alla trama, alla texture e alla pesantezza. Sono pratici e resistono a numerosi lavaggi, tinte unite o fantasie che si combinano perfettamente con la biancheria Flou.
La pelle si può scegliere tra diverse tonalità e finiture. Morbida, lucente e particolarmente resistente alle sollecitazioni.
È garantita da fornitori altamente specializzati e provenienti esclusivamente da bovini europei.

Riferimenti per la parte scritta:

Sito web Flou; Sito web Zanotta; Sito web Flos; Intervista a Ottagono 1970; Sito web Archivio Vico Magistretti

Ph. Pinterest

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